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In uno dei sogni che ogni tanto faccio, mi trovavo all’interno di una grotta senza sapere perché.
Tra le mani mi capitò uno specchio antico, di rame, con un piccolo manico.
Intatto, come se il tempo se ne fosse dimenticato.
Lo presi e mi specchiai.
Un’inspiegabile energia mi avvolse: mi sentivo forte, invincibile, con il mondo in mano.
Sorrisi.
Distolsi per un attimo lo sguardo dallo specchio.
Uno sconforto profondo mi attraversò: mi sentivo orribile, misero, svuotato.
Immediatamente odiai quello specchio.
Lo abbandonai a terra.
Eppure non passava.
Quella sensazione malevola restava.
Lo riprendevo: luce.
Lo allontanavo: buio.
Una voce: Non lasciarlo.
Da quel momento il mio sguardo diventò schiavo dello specchio.
Me lo legai alla mano con fasci stretti, finché il dolore diventò normale.
Lo specchio non mostrava il volto.
Mostrava la fame.
E imparai a nutrirmi di quella illusione…
pur di non sentire il silenzio.